giovedì 18 marzo 2021

Rimodulazione del Sistema Nervoso Autonomo. Una sfida per ritrovare il perduto equilibrio PNEI.

 

Il sistema nervoso autonomo riguarda tutta larete del Sistema Nervoso che impongono certi comportamenti involontari degli esseri superiori compreso l’ uomo. Esso è costituito da due branche il simpatico e il parasimpatico (o nervo vago).  

In tempi moderni, ricchi di comodità ma anche di situazioni stressanti , spingono sempre di più ad una iperattivazione del sistema simpatico. Alla lunga però questa situazione, porta a conseguenze sul sistema cardiovascolare, sistema immunitario, apparato muscoloscheletrico e sul cervello. Di conseguenza la presenza di una serie di disturbi più o meno gravi, limitano la vita sociale, lavorativa , e la prestazione fisica.  Tali disturbi se trascurati o non individuati precocemente come tali portano ad un continuo peggiormento dell’ equilibri del sistema fino alla comparsa di malattia.    Le alterazioni del sistema nervoso autonomo (SNA) possono essere date da situazioni prolungate di stress psico sociale, scarsa attività fisica, alimentazione scorretta, alcol assunzione di farmaci, stile di vita incongruo, attività fisica eccessiva  e non ultimo emozioni negative ecc. Inoltre il SNA è collegato col sistema endocrino e la secrezione ormonale. Quindi la trasmissione bilanciata di impulsi nervosi e la corretta stimolazione endocrina conduce ad un ottimo equilibrio neuro-endocrino e immunitario.

A questo punto la domanda che si pone è: Ma il sistema nervoso autonomo (SNA) è rimodulabile ? Molti studi scientifici eseguiti fino ad oggi hanno dimostrato che il SNA è rimodulabile. A tal proposito KIMEYA e Dr. Antonopoulos, specialista in Cardiologia, introducono un programma di RIMODULAZIONE DEL SISTEMA NERVOSO AUTONOMO mediante il semplice test da sforzo.

Da questo si riesce ad avere una valutazione dettagliata del sistema nervoso autonomo e il suo equilibrio. Quindi dal test da sforzo si possono estrapolare informazioni riguardo la funzione vasomotoria, la modulazione della pressione sanguigna, la variabilità della frequenza cardiaca e la respirazione. In parole semplici si possono ottenere indicazioni sulla potenza del SNA e sbilanciamento del sistema stesso cioè tra la branca del sistema simpatico e quella del parasimpatico. Per estensione per ogni modificazione del sistema parasimpatico si dovrebbe ottenere un controllo del sistema simpatico e viceversa. Tutto questo processo, ovviamente si estende a tutti gli organi da esso innervati. Inoltre Il sistema nervoso autonomo è influenzato da molteplici fattori e caratteristiche personali: il modo di vedere le cose, l’ approccio alla quotidianità ,reazione a situazioni sociali ma anche dal metabolismo, l’ attività fisica il lavoro muscolare e mentale. Ed è per questo che rimane importante misurare e capire su cosa migliorare, quale componente predomina e quale strategia utilizzare per pianificare un programma di miglioramentto complessivo.

LA RIMODULAZIONE DEL SISTEMA NERVOSO AUTONOMO si rivolge ai soggetti ansiosi e molto impegnati con lo stress quotidiano. Agli sportivi che vorrebbero ottimizzare le prestazioni.

Ai pazienti che vorrebbero ottenere riabilitazione cardiaca e vascolare ottimizzata in base alle necessità personali.

Ai soggetti con ipertensione arteriosa e reazioni infiammatorie anomale.

 


LO SCOPO DELLA RIMODULAZIONE DEL SISTEMA NERVOSO AUTONOMO E’:

  •    PREVENIRE GLI EVENTI CARDIOVASCOLARI (ANGINA, INFARTO, ICTUS, ARITMIE CARDIACHE ECC)

  •   EQUILIBRARE LA COMPONENTE EMOTIVA E LO STRESS

  •  CONTROLLO DEL LAVORO MENTALE E INTELLETTIVO
  • INTEGRARE LA COMUNICAZIONE NEURO-SPLACNICA E DEL METABOLISMO
  • MIGLIORARE LA COMUNICAZIONE NEURO-ENDOCRINA ED IMMUNITARIA

 

I Fattori che entrano in gioco sono molteplici . Per questo l’importanza è misurare e capire su cosa agire ,cosa  predomina e la strategia da utilizzare per innescare un percorso di miglioramento.  In questo l’attività fisica diventa uno strumento importante che se utilizzata in maniera corretta e specifica ci fa raggiungere risultati favolosi.

Per prendere visione del progetto in diapositive cliccare sul link

 

lunedì 1 febbraio 2021

Ipertensione e malattie cardiovascolari e cerbrovascolari e depressione.

Ipertensione e malattie cardiovascolari e cerbrovascolari  sono spesso associati a un aumentato rischio di DEPRESSIONE. Ma l' uso dei farmaci per abbassare la pressione sanguigna può concorrere a ridurre (anche ) uno stato depressivo. A documentarlo è stato uno studio dall' Università di Copenaghen, in cui sono stati messi in prova 41 degli ipotensivi più utilizzati. : L' effetto su entrambi i fronti è stato rilevato per 9 di questi principi attivi, tra quella maggiormente in uso (amlodipina, atenololo, bisoprololo, carvedilolo, enalapril, propranololo, ramipril, verapamil più le combinazioni col verapamil). Lo stesso effetto non è stato invece garantito dai diuretici. 

Analizzando diversi studi hanno dimostrato che quasi un terzo delle persone affette da ipertensione (o affette da altre malattie cardiovascolari che potrebbero essere da essa derivate) convive con la depressione. La concomitanza delle due patologie  concorre a peggiorare la qualita di vita dell' individuo affetto che porta anche con sè un alto rischio di mortalità. Partendo da questi dati un gruppo di ricerca dalla Danimarca ha selezionato partecipanti allo studio attingendo ai registri nazionali sulla salute danesi e li hanno seguiti dal 2005 fino al 2015: Considerando il lungo periodo di variabilità o meno dello stato depressivo in concomitanza con l' uso di 41 farmaci ipotensivi (agenti dell' angiotensina, calcioantagonisti, betabloccanti e diuretici). Del primo gruppo hanno mostrato efficacia l' enalapril e ramipril, del betabloccanti quattro: propranololo, atenololo, bisoprololo, carvedilolo. Infine dei calcio-antagonisti tre: amlodipina, verapamil e le combinazioni del verapamil.


Ecco prechè bisogna stare attenti all' assunzione dei farmaci ipotensivi. LA corretta selezione porta ai migliori risultati. 


martedì 19 gennaio 2021

L' ALCOOL AUMENTA L' INCIDENZA DELLA FIBRILLAZIONE ATRIALE

Le persone che bevono anche una modesta quantità di alcol ogni giorno mostrano un collegamento con un rischio aumentato di fibrillazione atriale secondo un nuovo studio pubblicato sull’European Heart Journal rispetto alle persone che non assumono alcol.

 I ricercatori si sono rifatti ai dati di 107.845 individui prelevati da cinque studi condotti in Svezia, Norvegia, Finlandia, Italia e Danimarca. I dati sono stati raccolti tra il 1982 e il 2010 e si riferivano alla storia medica dei pazienti, al loro stile di vita, e ad altri dettagli quale l’occupazione lavorativa e il livello di istruzione.
100.092 soggetti non mostravano di avere fibrillazione atriale nel momento di arruolamento nello studio mentre, nel corso del periodo di follow-up, 5.854 persone hanno mostrato di aver sviluppato fibrillazione atriale.

Per saperne di piu leggi l' articolo al link sottostante:

https://notiziescientifiche.it/collegamento-tra-consumo-di-alcol-anche-a-dosi-basse-e-fibrillazione-atriale-trovato-da-studio/

Per ulteriori approfondimenti consultare anche l' articolo originale al link 


 

 

 

 

martedì 13 ottobre 2020

Attenzione dopo l` infarto miocardico, I rischi sono simili per donne e uomini.

 

 


Le ben note differenze tra uomini e donne nel rischio di malattie cardiovascolari e mortalità per tutte le cause si attenuano notevolmente tra coloro che sopravvivono a un infarto miocardico.

“Le donne hanno un vantaggio biologico sugli uomini in termini di cardiopatia: ne soffrono meno frequentemente e a un’età più avanzata”, osserva Mark Woodward dell’Imperial College London. “Questo studio mostra che negli USA il vantaggio naturale è notevolmente ridotto nelle persone che sopravvivono a un infarto del miocardio: i tassi di infarto miocardico ricorrente sono molto più simili tra i sessi”.

Lo studio
Woodward e colleghi hanno esaminato i dati delle assicurazioni sanitarie statunitensi dal 2015 al 2016 individuando oltre 171.000 donne e quasi 168.000 uomini ricoverati per infarto del miocardio (MI).

Questi pazienti sono stati appaiati per frequenza in base a età e anno solare a oltre 1,3 milioni di soggetti senza malattia delle arterie coronarie (CHD).

Durante il follow up- durato fino al 2017 – si sono verificati 21.052 eventi di CHD nella coorte di controllo (38% nelle donne) e 40.878 eventi di CHD ricorrente nella coorte con MI (46% nelle donne).

I tassi standardizzati per età di MI su 1.000 persone-anno erano pari a 4,5 nelle donne e 5,7 negli uomini senza CHD (hazard ratio, 0,64; intervallo di confidenza al 95%, da 0,62 a 0,67).

Per i soggetti con MI, i tassi corrispondevano rispettivamente a 60,2 e 59,8 (HR, 0,94; IC 95%, da 0,92 a 0,96).
I tassi di CHD nelle donne rispetto agli uomini erano di 6,3 versus 10,7 nelle persone senza una CHD nell’anamnesi e di 84,5 versus 99,3 in quelle con MI. L’hazard ratio donne-uomini per mortalità per tutte le cause era di 0,72 nei soggetti senza CHD e 0,90 nelle controparti con MI nell’anamnesi.

La maggiore somiglianza nei tassi tra i sessi dopo un MI, ha concluso il Dott. Woodward, “potrebbe essere spiegata dal tradizionale ‘modello maschile’ per gli infarti del miocardio, al punto che il trattamento potrebbe essere ritardato o essere meno completo nelle donne”.

Dal Journal of the American College of Cardiology, autore David Douglas

 

 

lunedì 21 settembre 2020

CENTRO PER LO STUDIO DELLA FIBRILLAZIONE ATRIALE

 

Con gran entusiasmo vi comunico che il graduale risolversi dell’emergenza sanitaria nazionale legata al Covid-19, mi ha permesso di ripristinare l’attività clinica in totale sicurezza. Contestualmente si avvisano i sig.pazienti che da Settembre è in funzione un nuovo servizio: IL CENTRO PER LO STUDIO DELLA FIBRILLAZIONE ATRIALE.

 

Il centro si occupa per la diagnosi e la terapia non-invasiva delle Fibrillazione atriale. Il medico usa  dispositivi soffisticati  che raggiungono con efficacia la diagnosi e imposta con precisione la terapia.

per app rivolgersi al tel 0546/622685 o inviare e-mail info@giamaepartners.it e presto sarete contattati.

PER SAPERE DI PIU CLICCA QUI




venerdì 21 agosto 2020

COLPO DI CALORE. come, quando, cosa fare.

COSA SI INTENDE PER COLPO DI CALORE?

ll colpo di calore, anche chiamato “ipertermia”, è una condizione patologica dell’organismo che si verifica in seguito all’esposizione prolungata a particolari condizioni climatiche tipiche dei mesi caldi dell’anno, che sono: 

  • alta temperatura dell’aria, la quale innalza la temperatura del soggetto;
  • alta umidità, che impedendo la corretta sudorazione impedisce l’abbassamento della temperatura corporea (l’organismo cioè assorbe più calore di quanto riesce a cederne all’esterno con la sudorazione).

DA COSA È PROVOCATO?

Le condizioni che possono causare questa complicazione sono tre:

  • temperatura elevata;
  • alto tasso di umidità;
  • scarsa aerazione.

La causa principale del colpo di calore è quindi la combinazione di caldo e umidità

Questi  fattori possono determinare il colpo di calore, specie nei soggetti a rischio (bambini, anziani, soggetti disidratati, cardiopatici, persone sottoposte a sforzi fisici intensi).

COME SI PRESENTA, QUALI SONO I SINTOMI?

I sintomi che caratterizzano un colpo di calore sono diversi e possono manifestarsi con più o meno intensità:

  • nausea; 
  • mal di testa;
  • aumento della temperatura corporea;
  • crampi;
  • sincopi (svenimenti);
  • nei casi più gravi, disturbi della coscienza.

Inoltre se l'esposizione ai raggi solari è diretta, si può manifestare anche il colpo di sole con possibili ustioni di primo o  secondo grado. Per saperne di più clicca qui

QUANTO DURA?

È impossibile dare una risposta univoca a questa domanda, dal momento che la durata dei sintomi dipende dalla gravità dell’insolazione e da molti altri fattori, come età e stato di salute generale del paziente.

Una lieve insolazione può essere grave e duratura in un anziano diabetico/cardiopatico o in un neonato, come una insolazione più grave può avere prognosi migliore se il soggetto è giovane ed in perfetta salute.

Ad ogni modo, generalmente i tempi di recupero da un colpo di calore sono di 24/48 ore con remissione completa ed assenza di danni gravi, tuttavia nei casi più severi i tempi di recupero possono essere più lunghi (anche molto più lunghi, ad esempio settimane) e comportare la presenza di danni permanenti ed invalidanti (ad esempio cerebrali, se il cervello è stato esposto a temperature estreme troppo a lungo) o di rabdomiolisi (rottura delle cellule muscolari).

 

COSA BISOGNA FARE QUANDO SI PRESENTA?

Portare il soggetto colpito in un ambiente ombreggiato e areato è la prima mossa.

Se manifesta segni di mancamento, è necessario porlo a terra sdraiato con le gambe più sollevate rispetto al corpo e somministrare liquidi non troppo freddi a piccoli sorsi.

In caso di comparsa di febbre superiore ai 38° somministrare un antipiretico, quale il paracetamolo o l'ibuprofene solo sotto controllo medico.

Se non migliora, o in presenza di disturbi della coscienza, è necessario recarsi al più vicino Pronto Soccorso.

COSA NON BISOGNA FARE?

  • Non somministrare alcool (vino, birra…) o caffeina, per combattere la disidratazione: il loro effetto diuretico andrebbe solo a peggiorare la situazione;
  • evitare massaggi o frizioni con alcool, sempre per via della disidratazione che inducono;
  • evitare raffreddamenti troppo bruschi;
  • non somministrare farmaci antipiretici, per esempio aspirina o tachipirina (paracetamolo), a meno che non sia un medico a farlo.

Importante: se il soggetto è a rischio (bambini, anziani, persone disidratate, cardiopatici) o ha perso i sensi, non perdere tempo e chiamare immediatamente il numero unico per le emergenze per ricevere soccorso medico.

Non sottovalutare un colpo di calore!

COME PREVENIRE IL COLPO DI CALORE?

Per evitare i colpi di calore devono essere messi in atto alcuni provvedimenti:

  • evitare di uscire e/o praticare attività fisica o sportiva nelle ore più calde;
  • non esporsi mai al sole negli orari più a rischio (dalle 11 alle 16);
  • aumentare la ventilazione dell'ambiente, eventualmente utilizzando un ventilatore, è possibile utilizzare anche il condizionatore, avendo cura di tenere una temperatura ambientale di 23-24° e cercando di non passare continuamente da ambienti più caldi ad altri più freschi o viceversa - è importante utilizzare la funzione deumidificazione;
  • indossare indumenti leggeri (preferibilmente di lino o cotone), che permettano una maggiore traspirazione;
  • preferire colori chiari dei vestiti che respingono i raggi solari;
  • esporsi con prudenza al sole diretto, l'esposizione deve avvenire in maniera graduale;
  • non dimenticare di utilizzare sempre creme solari ad alta protezione: un'esposizione non protetta può causare eritemi solari o ustioni, e creare danni irreversibili alla pelle;
  • bagnare spesso la testa e rinfrescare tutto il corpo con una doccia o con un bagno;
  • aumentare l'apporto idrico per reintegrare i liquidi persi tramite la sudorazione: in caso di caldo intenso possono essere utili anche le bevande che contengono sali minerali;
  • privilegiare una dieta ricca di frutta e verdura.
 

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