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giovedì 5 febbraio 2026

Ritmo cardiaco circadiano e prognosi nel paziente diabetico.

 

Le fluttuazioni circadiane della frequenza cardiaca (HR) rappresentano un importante indicatore dello stato di salute cardiovascolare. Un’analisi secondaria del registro CHAMP1ON ha valutato l’associazione tra variabilità circadiana della HR, complicanze microvascolari e mortalità a lungo termine nei pazienti con diabete. Lo studio ha incluso 349 adulti con diabete di tipo 1 o 2, sottoposti a monitoraggio ambulatoriale delle 24 ore della pressione arteriosa e della frequenza cardiaca (ABPM) al basale, con un follow-up osservazionale fino a 21 anni. I partecipanti sono stati stratificati in base a una bassa variabilità circadiana della HR, definita come deviazione standard della HR nelle 24 ore (HR SD) inferiore alla mediana (30,4 bpm), e alla presenza di un ridotto calo notturno della HR (<10%). I pazienti con bassa HR SD e con ridotto dipping notturno hanno mostrato un profilo cardiometabolico più sfavorevole e una prevalenza significativamente più elevata (12–23%) di neuropatia autonomica cardiaca e nefropatia. 

Durante un follow-up complessivo di 6.251 persone-anno (mediana 21 anni), si sono verificati 136 decessi (39%), di cui il 68% per cause cardiovascolari. Una bassa variabilità della HR nelle 24 ore è risultata associata a un raddoppio del rischio di mortalità cardiovascolare (aHR 2,00) e a un aumento significativo della mortalità per tutte le cause (aHR 1,61), rispetto ai soggetti con maggiore variabilità. Analogamente, i pazienti con ridotto calo notturno della HR hanno presentato un rischio più elevato sia di mortalità cardiovascolare (aHR 1,63) sia di mortalità totale (aHR 1,69). 

Questi risultati indicano che le alterazioni del ritmo circadiano della frequenza cardiaca sono strettamente associate alle complicanze microvascolari e alla prognosi a lungo termine nei pazienti diabetici. Le misure di HR derivate dall’ABPM, facilmente disponibili e a basso costo, potrebbero rappresentare un utile strumento di stratificazione del rischio in una popolazione ad alto rischio cardiovascolare.

Per approfondire cliccare qui 

 

mercoledì 30 agosto 2023

Trattamento delle malattie cardiovascolari in pazienti con diabete. Novita dalle linee guida Europee.

  LEGGIAMO OGGI DAL QUOTIDIANO DELLA SANITA: nuovi indirizzi nella prevenzione e terapia dei pazienti con diabete mellito e scompenso cardiaco. Un nuovo punteggio per la stratificazione del rischio CV....

Nuovo punteggio SCORE2-Diabetes: stima del rischio di malattie cardiovascolari a 10 anni - Gli esperti dell’ESC hanno sviluppato un algoritmo disponibile in una app, SCORE2-Diabetes che supera i limiti dei modelli precedenti. “Dato che avere il diabete ha un impatto importante sulla prognosi – spiega una nota – è della massima importanza valutare il rischio cardiovascolare negli individui con diabete che non abbiano ancora evidenza clinica di malattia cardiovascolare al fine di individuare quelli a rischio più alto nei quali si deve immediatamente attivare la massima prevenzione correggendo stili di vita e implementando la terapia più adeguata”.

Quando si valuta il rischio cardiovascolare in individui con diabete di tipo 2, è importante considerare i diversi elementi della storia naturale di malattia: l’anamnesi medica e familiare con rilevazione dell’età al momento della diagnosi, i sintomi, i risultati degli esami (in particolare glicemia e colesterolo), i risultati di test di laboratorio e di altri test diagnostici oltre agli stili di vita come il fumo e l’attività fisica.

Le attuali Linee guida raccomandano l’uso del modello SCORE2-Diabetes che stima il rischio a 10 anni in individui con diabete di età compresa tra 40 e 69 anni che non abbiano ancora evidenza di malattia cardiovascolare (ASCVD) o renale (TOD), e per stimare il rischio individuale a 10 anni di eventi CVD fatali e non fatali (Infarto del miocardio, ictus).

“Le nuove raccomandazioni prevedono l’uso degli inibitori SGLT2 e/o gli antagonisti del recettore GLP-1 per ridurre significativamente il rischio di infarto e ictus in tutti i pazienti con diabete e malattia CV. Un obiettivo speciale è poi la gestione dell’insufficienza cardiaca: i pazienti con diabete, infatti, presentano un rischio da due a quattro volte superiore rispetto a quelli senza diabete: la terapia con inibitori di SGLT2 ha ridotto le probabilità di ricovero e morte”.


 

 

 

giovedì 14 settembre 2017

OBESITA ADDOMINALE? ASSOCIAZIONE CON LA SINDROME CARDIOMETABOLICA

Oggi ho deciso di scrivere due parole sempre in tema di prevenzione cardiovascolare. Lo spunto viene tratto ...da come si mangia !
Beh non è una novità che nel bel paese si mangia BENE ! ma cosa ? tanti carboidrati ! che sia pasta fresca o no cambia poco. Poi se sono cappelletti o passatelli della Romagna anche questo non cambia il risultato. Il rischio è di sviluppare obesità e la cosidetta sindrome metabolica. 


La sindrome metabolica è caratterizzata da una serie di fattori di rischio di origine metabolica tra loro correlati, che direttamente sono responsabili della promozione dello sviluppo del processo aterosclerotico (ASCVD). I pazienti con sindrome metabolica sono anche a elevato rischio di sviluppare diabete mellito tipo II. Da sottolineare inoltre che vi è un’altra serie di fattori di rischio che predispongono ai fattori di rischio metabolici: i fattori di rischio sottostanti. fattori di rischio metabolici principali sono l’ipertensione, l’elevato valore di glicemia e la dislipidemia (elevato valore di trigliceridi, di apolipoproteina B, elevato valore di LDL piccole, ridotto livello di colesterolo HDL). Tutte queste caratteristiche rendono l’individuo a rischio per manifestazioni trombotiche e infiammatorie. I principali fattori di rischio sottostanti sembrano essere l’obesità addominale, l’insulino resistenza, l’inattività fisica, l’invecchiamento, lo squilibrio ormonale. Diversi studi hanno evidenziato come il grasso viscerale sia maggiormente associato all’insulino resistenza rispetto a qualsiasi altra disposizione di tessuto adiposo. La crescita in modo molto preoccupante di obesità negli Stati Uniti è la causa dell’altrettanto preoccupante crescita in termini percentuali di soggetti con sindrome metabolica. E’ doveroso però sottolineare che alcuni soggetti sono affetti da sindrome metabolica con solamente un grado lieve di obesità distribuita su tutto il corpo. Queste persone sono spesso originarie del Sud Asia e hanno la caratteristica di essere intrinsecamente insulino resistenti, situazione che è poi enfatizzata da un’obesità addominale lieve. Di contro le persone con un insulino resistenza lieve possono sviluppare la sindrome metabolica se presentano una marcata obesità addominale. Tutto ciò non fa altro che sottolineare come la distribuzione corporea del tessuto adiposo, particolarmente l’eccesso a livello addominale, svolge un ruolo importante nell’eziologia della sindrome metabolica. Inoltre non va dimenticato come l’insulino resistenza e la sindrome metabolica sono associate ad altre condizioni come steatosi epatica, sindrome dell’ovaio policistico, calcoli di colesterolo, apnee notturne, lipodistrofia.
Ecco mi fermo qui anche perchè l' argomento è molto lungo e non voglio entrare in accademismi non comprensibili dal pubblico.

Un caro saluto a tutti 




Dr. A. Antonopulos

lunedì 1 agosto 2016

Perche la glicemia deve essere sempre controllata?




Oggi vi presentero i risultati di uno studio eseguito a Oxford in cui si mette in evidenza l` importanza dei livelli di glucosio nel sangue. Sino a ns gg il #Diabete Mellito viene considerato il killer silente dato che si associa a moltissime patologie #cardiovascolari dall` infarto miocardico fino all` ictus cerebrale e l` arteriopatia obliterante periferica. Per cui l` obiettivo era di controllare i livelli di glucosio nei pz diabetici e contestualmente ridurre la comparsa di complicanze. Ma è proprio cosi o bisogna riconsiderare le cose in base alle nuove scoperte?


Bene, non tutto è come appare...Da uno studio pubblicato 2 gg fa sul JAMA (la rivista americana ad alto impatto scientifico) risulta che l’ oscillazione dei valori di glucosio, dentro i valori normali ed ovviamente sotto quelli considerati patologici , si associano con la comparsa di patologie cardiovascolari importanti come l’ ictus emorragico, ictus ischemico ecc...E come se non bastasse i ricercatori precisano che l’ incremento della glicemia di 18mg sopra i 79mg (che si considera un valore normale) si associa con un aumento di 10 volte  del rischio di complicanze cardiovascolari.
Un altra domanda interessante potrebbe essere questa. E meglio misurare la #glicemia a digiuno oppure anche qlla post prandiale è importante ai fini non solo diagnostici ma anche prognostici?
La risposta è contenuta in qs articolo: è importante anche qlla postprandiale perchè mentre qlla a digiuno può essere normale qlla post carico puo risultare elevata per cui l’ individuo viene considerato a più alto rischio e deve essere valutato più attentamente indagando ancora più a fondo.  
E utile a questo punto anche prevenire il diabete misurando ogni tanto anche la glicemia post carico se quella a digiuno è normale...
Un caro saluto a tutti voi !


domenica 24 luglio 2016

AGGIORNAMENTI...LAST MINUTE !


AGGIORNAMENTI CON IMPATTO PER IL PAZIENTE.

Aterosclerosi è un processo complesso il quale coinvolge moltissime sfacetatture tra le quali l' infiammazione , l' ipertensione arteriosa l' età del paziente, l' obesità , il diabete, la sindrome metabolica, le dislipidemie, il fumo dI sigaretta, la vita sedentaria, la compromissione del sistema immunitario, la disfunzione endoteliale vascolare, le disfunzioni ormonali, e le alterazioni del sistema coagulativo. La dislipidemia (colesterolo alto e/o trigliceridi) sono fattori di rischio per lo sviluppo della malattia coronarica, ictus cerebrale, della sindrome metabolica e della arteriopatia obliterante periferica. Come potete capire la diagnosi precoce e la terapia costituiscono i componenti chiave per la prevenzione della malattia aterosclerotica e lo sviluppo degli eventi cardiovascolari. La misurazione del colesterolo HDL rimane sino ad oggi un indice importante per la valutazione dell' individuo con problemi potenziali di sviluppo della malattia aterosclerotica.
Uno studio recente pubblicato sul Heart Lung and Circulation Journal di questo mese mette in evidenza il confronto dei vari indici per la prevenzione della malattia aterosclerotica e sottolinea come l' interazione tra le componenti e/o le frazioni del colesterolo interagiscono per lo sviluppo di eventi cardiovascolari da prevenire.
No mancare dunque, i soggetti predisposti appartenenti alle categorie sovraelencate , è molto utile consultare il loro medico di fiducia oppure il loro cardiologo in riguardo.
un caro saluto a tutti !



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