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sabato 22 gennaio 2022

La sindrome long Covid e il cuore: relazione e sintomi.

Long Covid è una dicitura la quale descrive gli effetti del COVID 19 i quali continuano a persistere anche dopo settimane o mesi dopo l’ infezione iniziale. Il National Institute for Health and Care Excellence (NICE) definisce come Long COVID la patologia la quale persiste dopo 12 settimane anche se in una grande % dei pazienti tale sintomatologia dura per più di 8 settimane. L’ OMS definisce questa condizione clinica: “La condizione clinica Post Covid-19 si riscontra in individui con una storia di probabile o confermata infezione di SARS CoV-2, solitamente 3 mesi dopo l’ infezione iniziale con sintomi che durano almeno 2 mesi e non possono essere interpretati da una diagnosi alternativa. Imperial College London, basato su uno studio di 500000 pazienti al Regno Unito ha registrato 2 categorie di sintomi: un piccolo gruppo di paziente con problemi respiratori come tosse e /o dispnea i quali molto verosimilmente avevano avuto inizialmente una malattia COVID severa , e una il gruppo molto più grande, nei quali i sintomi erano il facile affaticamento le palpitazioni e dolori toracici, ipotensione. Da questo studio è evidente che molti di questi sintomi hanno un origine cardiaca e vanno ulterioriomente approfonditi. Inoltre da diversi studi scientifici emergono indizi che questi pazienti presentano anche alterazioni del sistema nervoso autonomo (SNA). D’ altro canto, è ben noto che il SNA gioca un ruolo cruciale nelle genesi delle aritmie. Inoltre altera la risposta dell’ endotelio (la membrana che avvolge internamente i vasi sanguigni) con risultato la facile variabilità (instabilità) dei valori pressori specie in posizione eretta. Quali sono i sintomi della sindrome Long COVID? • Affaticamento 79% • respiro corto 54% • difficoltà di addormentamento 31% • insonnia 42% • palpitazioni 68% • dolori toracici 64% • dolori alle articolazioni e i muscoli 55% • piu raramente persistenza di tosse e • perdita del gusto e dell’ olfatto 5% Dall’ analisi dei dati della bibliografia internazionale, pare comunque che la comparsa della sindrome Long COVID dipende dalla gravità della malattia nella fase acuta e cioè se la malattia acuta era severa tanto maggiore è la probabilità della comparsa della sindrome Long COVID. Inoltre un altra importante osservazione è che la sindrome Long COVID coinvolge molti organi e apparati. Si conferma che il sistema respiratorio e quello cardiovascolare siano i sistemi principali più sofferenti. Infatti da altri studi eseguiti mediante l’ uso della risonanza magnetica cardiaca (studio tedesco), hanno messo in evidenza che la presenza dell’ infiammazione al livello cardiaco era molto frequente (situazione più frequente dopo il recupero dalla fase acuta di COVID-19) nel 79% dei casi indipendentemente dalla preesistente condizione clinica dei pazienti. Inoltre da un altro studio e l’ analisi multivariata di vari parametri, il sesso femminile, l’ infezione severa durante la fase acuta e la disfunzione endoteliale sono stati fattori indipendenti per la comparsa della sindrome Long COVID. D’ altra parte da diversi studi scientifici è stato messo in evidenza la frequente alterazione del sistema nervoso autonomo (SNA). Quindi i sintomi più frequentemente correlati con questa alterazione, riguardano la pressione arteriosa (ipotensione ortostatica 40%), l’ alterazione della variabilità della frequenza cardiaca e la sensitività barorecettoriale. Dai dati summenzionati si rende evidente che il coinvolgimento del sistema cardiocircolatorio è prominente. Di conseguenza si rende necessario intervenire tempestivamente per contribuire al miglioramento della nostra qualità di vita, in questo periodo difficile che attraversa il nostro paese. ESAMI UTILI: elettrocardiogramma, test da sforzo, ecocardiodoppler completo, test per la valutazione del sistema nervoso autonomo. 

Per approfondire potete leggere anche questo articolo :sindrome post-COVID e cuore

 

domenica 6 giugno 2021

Calciatori ex professionisti più a rischio demenza e mortalità per patologie neurodegenerative. Colpa dei tanti “colpi di testa” !

L’attività fisica e lo sport hanno positive ricadute sulla salute cardio-metabolica, sulla prevenzione della demenza e sul rallentamento del declino cognitivo.
Negli ultimi anni tuttavia, sono andate aumentando le evidenze di un aumentato rischio sul versante cognitivo e neuropsichiatrico per gli atleti degli sport di contatto; perché i ripetuti traumi cerebrali ai quali sono esposti, aumenterebbero il rischio di patologie neurodegenerative e di encefalopatia traumatica cronica (CTE). Ad aumentare il rischio neurologico non sarebbero tuttavia di colpi forti, quelli responsabili di concussioni sintomatiche, ma il ‘conto’ totale dei ripetuti impatti ricevuti alla testa, compresi quelli ‘subconcussivi’ e asintomatici. Questi appaiono infatti correlati alla presenza di marcatori di neuro-degenerazione in vivo e, più avanti nel corso della vita, alla comparsa di disturbi neuropsichiatrici e cognitivi.

Uno studio epidemiologico retrospettivo di Daniel F. Mackay e colleghi, appena pubblicato sul NEJM e condotto su un gruppo di 7.676 ex-calciatori professionisti scozzesi, getta nuova luce sulle conseguenze a lungo termine del giocare a calcio a livello professionistico. La coorte di sportivi è stata confrontata con controlli della popolazione generale in termini di cause di mortalità e utilizzo di farmaci anti-demenza. La mortalità da cause non neurologiche è risultata inferiore tra gli ex-giocatori professionisti, fatto questo che conferma la validità dello sport nella prevenzione cardiometabolica; tuttavia la mortalità da malattie neurodegerative è risultata superiore nel gruppo degli ex-sportivi professionisti, come anche l’uso di farmaci anti-demenza.

 

lunedì 28 ottobre 2019

ATTIVITA FISICA E PREVENZIONE CARDIOVASCOLARE




Mentre leggete queste righe, probabilmente sarete tranquillamente seduti in una comoda poltrona o a un tavolo. Nel nome del cielo cos'è che ora può spingervi a muovervi di più? Come potreste liberarvi della momentanea sensazione di benessere e mettervi in piedi? Difficile. Ciononostante, ci proviamo e siamo fiduciosi che ci riusciremo.
Prima di mettersi al lavoro vorrei darVi una buona notizia: l'esercizio fisico è una medicina e, a dire il vero, una medicina molto efficace. Oggi si presume che nove fattori di rischio controllabili su dieci siano responsabili del 90% delle malattie cardiovascolari, e ciò comprende la mancanza di esercizio fisico. L'attività fisica regolare previene molte malattie cardiovascolari, insieme al mantenere una dieta equilibrata, smettere di fumare, evitare il sovrappeso e lo stress. Anche altre malattie possono ostacolare un esercizio fisico sufficiente, tra cui: ictus, diabete, cancro e demenza.
L'esercizio fisico migliora anche parametri quali pressione arteriosa e livelli dei lipidi e il livello dello zucchero nel sangue. Infine, l'esercizio fisico fa bene alla nostra mente e aiuta a ridurre stress, lieve depressione e ansia. In breve: il nostro corpo ha bisogno di esercizio fisico, usiamo quindi questo potenziale.
Come per tutto il resto, anche per il movimento vale la regola: una volta compiuto il primo passo, tutto ciò che segue comporta metà dello sforzo. Datevi una mossa, d'ora in poi muovetevi regolarmente! E noterete che sarà sempre più facile. Naturalmente, ognuno di noi ogni tanto ha un fallimento degli obiettivi, è normale. Ma la fiducia in sé stessi e nel proprio corpo aumenta da una volta all'altra. Nei momenti difficili, potete guardare indietro con coraggio e dire a voi stessi: ce l'ho fatta prima, quindi potrò farcela ancora.
Ovviamente non si consiglia diventare il primo nello sport : Lo sport non fa per me, dirà ora qualcuno. Benissimo, ma cominciate a muovervi sempre più spesso. Integrate il movimento nella vostra vita quotidiana, perché ogni passo in più conta! Fate a piedi o in bicicletta una parte del percorso per recarvi al lavoro. Scendete una fermata prima e camminate per il resto della strada. Salite le scale invece di usare scale mobili o ascensori. Shopping, appuntamento con il medico, banche, visite in famiglia: quasi tutto può essere trasformato in una passeggiata salutare.
Cominciare sempre con un programma  se volete essere efficaci: Meglio ancora è fare attività fisica supplementare una o più volte alla settimana tanto da cominciare a sudare.
A proposito, non è mai troppo tardi per iniziare l'attività fisica, nemmeno in età avanzata. Se non praticate sport da molto tempo o soffrite di malattie cardiovascolari o altri disturbi, parlatene prima con il vostro medico. Se ora vi immaginate con impazienza un futuro sportivo, il modo migliore per farlo è con un programma concreto, verificabile e realistico. Per esempio: ogni mercoledì dopo il lavoro farò 30 minuti di camminata.
Adeguare l'attività fisica alla forma fisica Gli sport di resistenza con esercizio fisico regolare sono particolarmente adatti per chi soffre di malattie cardiovascolari. Questi comprendono: jogging, passeggiate, nuoto, escursioni, ballo, andare in bicicletta. Scegliete qualcosa che vi piace fare. Se però all'inizio si pretende troppo, presto non si avrà più alcun piacere. Adattate l’allenamento al vostro livello di forma fisica e aumentatelo lentamente: prima una volta, poi due volte alla settimana, prima un tratto breve, poi uno più lungo, eccetera. Durante l’attività riuscite ancora a chiacchierare con qualcuno? Allora siete sulla buona strada!
Se vi manca la motivazione , Trovatela! Non c’è tempo, adesso non ho voglia, sono troppo stanco: chi non conosce i tipici argomenti che non lasciano spazio a repliche? Come li si riconosce? Con ancora più motivazione: praticando sport ascoltate un programma musicale che vi piace o podcast interessanti. Seguite il programma di fitness insieme a un'amica, un amico o in gruppo. Usate alcuni strumenti utili: un contapassi, ad esempio, incoraggia ad aumentare le prestazioni. I praticanti avanzati si esercitano con un fitness tracker, un braccialetto che misura e registra l’attività o una app per smartphone. Iscrivetevi a un concorso: fa miracoli!
Interrompette i lunghi periodi da seduti : Alcuni siedono fino a 15 ore al giorno: in ufficio, a scuola, in macchina o in treno, al tavolo della cucina, davanti alla TV e poi di nuovo davanti al computer. Sedere a lungo e ininterrottamente, come dimostrano i nuovi studi, rappresenta un pericolo per la salute, anche se in altre occasioni si è fisicamente attivi. Quindi: alzatevi ogni tanto! Interrompete lunghi periodi da seduti alzandovi per leggere le e-mail o fare una telefonata, fare una riunione in piedi o camminando, prendersi una pausa mentre si guarda la TV o davanti al computer e bere qualcosa in piedi, ecc. Alzarsi attiva il metabolismo, mette in moto grandi gruppi muscolari, consuma più energia e aumenta la circolazione sanguigna degli organi.
ricordateVi di dedicare tempo alla vostra salute : quante volte perdiamo tempo durante le ore di svago? Con giochi per telefoni cellulari, Facebook, televisione, cruciverba, internet ecc. Per mantenersi in buona salute bastano solo 2 ore e mezzo di esercizio fisico alla settimana, come camminare, andare in bicicletta o fare giardinaggio. Si tratta di appena mezz’ora al giorno, oppure un’ora intera alla settimana con un'attività che faccia sudare, come jogging, passeggiate, nuoto o sci di fondo. Se ora sentite il bisogno di interrompere immediatamente la lettura, di allacciare le scarpe e uscire a fare una passeggiata all’aperto, abbiamo raggiunto il nostro obiettivo.

domenica 14 aprile 2019

QUANDO IL TROPPO SPORT PUO FARE MALE ...!

Oggi volevo condividere con voi questo pensiero "che lo sport fa bene all' organismo" ! e rientra nella logica moderna del "Mens sana in corpore sano" dei latini anche se all' epoca il significato come era espresso era un 'po diverso... “Orandum est ut sit mens sana in corpore sano” (Satire, X, 356) che significa “Bisogna pregare affinché ci sia una mente sana in un corpo sano”.
In ogni caso, sin ad oggi, nessuno ha spiegato quanto sport fa bene per un organismo e quantificarlo precisamente in modo da avere indicazioni esatte. 
In un recente studio americano condotto su 3200 persone di razza bianca dall età di 18-30 anni seguiti per altri 25 anni fornisce alcuni risultati molto interessanti.  Gli studiosi hanno voluto verificare quanta attività fisica sia effettivamente benefica per la salute e qual è invece il limite dopo il quale lo sport può diventare addirittura pericoloso.
Quello che è emerso da questo studio (CARDIA study) è che gli uomini che praticano sport per più di 7 ore e mezza a settimana, dopo 25 anni (raggiunti dunque i 50 anni circa) vedono aumentare dell'86% il rischio di calcificazione delle arterie coronarie. Questa condizione è associata poi a futuri problemi di salute seri tra cui la comparsa di infarto e ictus.
Ad essere più a rischio sono le persone di sesso maschile ed etnia bianca mentre l’aumento di depositi di calcio nelle arterie coronarie era maggiore del 27% nel caso delle donne e nei partecipanti allo studio di altre etnie che praticavano troppo sport.
Lo studio è stato pubblicato sulla rivista scientifica americana Mayo Clinic Proceedings che un certo peso specifico riguardo le pubblicazioni mediche.

In ogni caso non è la prima volta che una ricerca prende in esame il troppo sport come abitudine insana. Già gli studiosi danesi del Frederiksberg Hospital di Copenhagen dopo una serie di esperimenti avevano constatato che a farci bene sono piccole quantità di esercizio fisico moderato.

 Quindi prima di esagerare con l' attività fisica forse meglio fare una riflessione...quanta attività fisica fa per ciascuno di voi?

Buon proseguimento di giornata

Dr. A. Antonopoulos, Cardiologo

martedì 12 marzo 2019

COME ABBASSARE LA PRESSIONE ALTA IN MODO NATURALE

  • LO SAPEVATE CHE IL PISOLINO POMERIDIANO (LA SIESTA) POTREBBE AVERE EFFETTI BENEFICI SULLA PRESSIONE ARTERIOSA?
 Ebbene si è proprio cosi. Il #pisolino pomeridiano abbassa i valori pressori di almeno 5 punti con effetti benefici sia per la pressione di per sè che per altri eventi avversi cardiovascolari. Lo ha scoperto uno gruppo di medici greci dell'Asklepieion General Hospital di Voula (Grecia) in uno studio presentato all'American College of Cardiology a New Orleans. I ricercatori hanno monitorato 212 persone con una pressione arteriosa sistolica media di 130 mm/HG, un livello considerato poco sano. Quindi, hanno riscontrato che tra i pazienti che fanno un sonnellino durante il giorno beneficiano di una riduzione di 5 mm/HG della loro pressione sanguigna. Il #sonno di mezzogiorno sembra abbassare i livelli di #pressione sanguigna con la stessa intensità di altri cambiamenti dello stile di vita", sottolineano i ricercatori. "Ad esempio, la riduzione di sale e alcol può abbassare i livelli di pressione sanguigna di 3-5 mm/Hg", aggiungono. La somministrazione di farmaci a bassa dose di solito abbassa i livelli di pressione sanguigna di 5-7 mm/Hg. "Questi risultati sono importanti perché un calo della pressione sanguigna di soli 2 mm / Hg può ridurre il rischio di eventi #cardiovascolari come l' #infarto fino al 10 per cento", "Sulla base dei nostri risultati gli autori aggiungono, che se qualcuno ha il lusso di fare un pisolino durante il giorno, potrebbe anche avere benefici per la pressione alta".

giovedì 27 dicembre 2018

SINDROME DELLE APNEE NOTTURNE E FIBRILLAZIONE ATRIALE

LO SAPEVATE CHE LA SINDROME DELLE APNEE NOTTURNE E ASSOCIATA AD ARITMIE E MOLTE VOLTE POSSONO SVILUPPARE UN ICTUS? EBBENE SI E PROPRIO COSI. Come molti di voi sapete uno dei più comuni disturbi del sonno è la sindrome delle apnee notturne. Questa condizione si caratterizza per le frequenti interruzioni del sonno dovute all’ostruzione delle alte vie aeree: questa sisuazione determina riduzione della quantità di ossigeno nel sangue, aumento dell’anidride carbonica che non viene eliminata come dovrebbe, continui cambiamenti delle pressioni del torace,  il soggetto colpito respira male e va in apnea e può capitare che si svegli senza rendersene conto. Il sonno non è ristoratore e pregiudica la qualità di vita della persona. Queste condizioni, presenti nella maggior parte dei casi per anni, determinerebbero da una parte la dilatazione dell’atrio sinistro, dall’altra un’alterata attivazione del sistema nervoso favorendo l’insorgenza di fibrillazione atriale (leggi anche questo). 

Definizioni degli eventi durante OSAS
Inoltre ricordiamo che per lo più i pazienti OSAS sono pazienti obesi e diabetici e l’obesità a sua volta è associata allo sviluppo di aritmie». Da studi clinici inoltre è stato dimostrato che la presenza di OSAS aumenta di 2-4 volte il rischio di sviluppare FA e che i pazienti con FA presentano una elevata prevalenza di OSAS, compresa fra il 10% ed il 60%). Sebbene OSAS e FA condividano numerosi fattori di rischio, in particolari età avanzata, ipertensione, obesità, diabete mellito e cardiopatie strutturali, esiste anche una correlazione fisiopatologica sia elettrofisiologica che strutturale, fra le due patologie. Ricordo inoltre che la comparsa di fibrillazione atriale predispone ad ICTUS cerebrale che va assolutamente evitato. 

Le Alterazioni del riempimento diastolico del ventricolo sinistro rispetto ai soggetti normali.

Allo stesso tempo la sindrome delle apnee notturne causa alterazioni emodinamiche all’ interno del cuore. Queste contribuiscono alla disfunzione diastolica del ventricolo sinistro, all’incremento della pressione di riempimento dell’atrio sinistro e della sua dilatazione tutti fattori che promuovono l’insorgenza di aritmia. Proprio il Ministero della Salute ha recentemente elaborato un documento sulla gestione della Sindrome delle apnee ostruttive del sonno e da poco approvato dalla Conferenza Stato-Regioni. 

Diagnosticare la sindrome il prima possibile è dunque fondamentale. Il come ve lo spiegherò in un altro articolo a breve.

domenica 11 novembre 2018

Progetto: Prevenzione dell` ICTUS CEREBRALE in collaborazione col LIONS Club FVF

 

 

L` obiettivo la Prevenzione

La Fibrillazione Atriale è un importante fattore di rischio e comporta un aumento del rischio di ICTUS di 5 volte rispetto alla popolazione generale. Con l’invecchiamento della popolazione, il peso a livello globale dell’ICTUS correlato a Fibrillazione Atriale continuerà ad aumentare. La prevalenza di ICTUS nei pazienti di età superiore ai 70 anni affetti da Fibrillazione Atriale raddoppia ogni dieci anni.  Inoltre, gli ICTUS correlati a Fibrillazione Atriale sono associati ad esiti più gravi rispetto agli ICTUS non correlati a Fibrillazione Atriale. Il trattamento della Fibrillazione Atriale mira a ridurre i sintomi e il rischio di gravi complicanze ad essa associate, come l’ICTUS. 

La terapia di base per la riduzione del rischio di ICTUS correlato a Fibrillazione Atriale è la terapia anticoagulante orale (OAC). Inoltre, gli approcci non farmacologici, come la chiusura dell’auricola sinistra (LAA), offrono un’alternativa terapeutica, per esempio ai pazienti con Fibrillazione Atriale non valvolare che necessitano di un trattamento per la possibile formazione di trombi nella LAA e che sono controindicati alla terapia con anticoagulanti orali.

 Lo screening per la fibrillazione atriale non diagnosticata è probabilmente una delle principali strade da intraprendere per migliorare la prevenzione dell’ICTUS nella Fibrillazione Atriale e per migliorare sopravvivenza, la funzione sociale e la vita dei pazienti.

Le dieci regole per prevenire la Fibrillazione Atriale

  1. Evitare obesità e sovrappeso
  2. Evitare l’abuso di alcool
  3. Abolire il fumo di sigaretta
  4. Svolgere un’attività fisica e sportiva moderata, evitando gli eccessi
  5. Tenere sotto controllo la Pressione Arteriosa (consigliabile l’utilizzo di  misuratori validati per evidenziare possibile presenza di Fibrillazione Atriale) e curare l’Ipertensione
  6. Tenere sotto controllo la glicemia e curare il diabete
  7. Curare le apnee ostruttive nel sonno
  8. Dopo i 65 anni prestare attenzione al rilievo del polso in occasione di visite mediche
  9. Eseguire un elettrocardiogramma in caso di riscontro di polso irregolare
  10. Dopo i 50 anni, in caso di familiarità per Fibrillazione Atriale sottoporsi a visita cardiologica.

E noto che in un terzo dei pazienti affetti da Fibrillazione Atriale è asintomatica: trattandosi di una forma di aritmia particolarmente insidiosa, una diagnosi ritardata o uno screening poco efficace possono avere conseguenze nefaste. Nella direzione di prevenzione l` iniziativa del LIONS CLUB FAENZA VALLI FAENTINE che porta avanti  una campagna di riconoscimento precoce della fibrillazione atriale dal titolo. “Previeni l` Ictus, ascola il tuo cuore”, con lo scopo di prevenire l’ICTUS individuando una Fibrillazione Atriale silente. L’utilizzo di un dispositivo, sfruttando la tecnica dell` oscillometria permette la diagnosi di Fibrillazione Atriale in pazienti asintomatici che sono stati subito sottoposti ad una terapia con anticoagulante, eliminando il rischio di un evento ischemico cerebrale che sappiamo cosa comporta nella vita di una persona che ne rimane colpito e nella vita dei suoi familiari.

 

sabato 25 novembre 2017

IL CUORE INFRANTO? UN TERMINE PER SPIEGARE LA CARDIOMIOPATIA DI TAKOTSUBO.



Non è solo un disturbo più diagnosticato perché sempre più conosciuto. “La sindrome di Tako-Tsubo, una cardiomiopatia da stress nota anche come disturbo del ‘cuore infranto‘, ha un’incidenza sempre maggiore, soprattutto fra le donne, perché la vita è diversa da quella del passato e ci espone a più sofferenze, solitudini e difficoltà. Di recente nè vediamo sempre diù casi di donne con il "cuore infranto". Insomma, il ‘cuore infranto’ “a causa di un lutto, di abusi o violenze, o di un qualsiasi altro forte stress, non solo si riscontra di più, ma è propriamente più diffuso“.
Domani è la Giornata contro la violenza sulle donne e anche noi medici dobbiamo mettere in evidenza le conseguenze che gli abusi possono portare a livello cardiaco: “La medicina oggi finalmente differenzia per molte malattie il sesso maschile da quello femminile e il cuore delle donne oggi sappiamo è maggiormente a rischio di Tako-Tsubo, una sindrome coronarica acuta con albero coronarico indenne da placche ateromatosiche, ma dovuto a un forte spasmo che provoca restringimento dei vasi e infarto, ugualmente grave e rischioso per la vita“.
Le donne, a causa di fattori ormonali sono particolarmente fragili di fronte alle condizioni di stress, di qualsiasi tipo. In passato quello del ‘cuore infranto’ era una malattia più rara, mentre ora è in forte aumento: c’e un maggiore impatto dello stress sulla popolazione, la vita è sempre più irregolare e i contesti familiari meno rappresentati. C’è più solitudine e sofferenza che in passato, e la secrezione di adrenalina pesa tantissimo in queste situazioni, portando a questa particolare sindrome coronarica acuta.
Già dal 2008 avevo descritto questa nuova entità clinica nell' occidente che prima di noi solo i giapponesi avevano identificato e denominato col nome Cardiomiopatia di TAKOTSUBO.
E con questo moto "prendere cura dei cuori delicati" vi auguro una buona serata

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giovedì 16 novembre 2017

GUIDA PRATICA PER L` USO DEGLI ANTICOAGULANTI ORALI.

La coagulazione è un meccanismo di protezione: quando accidentalmente ci procuriamo una ferita il sangue cessa di fuoriuscire grazie all’interazione dei fattori della coagulazione e delle piastrine che formano un “tappo”, il cosiddetto trombo. Gli anticoagulanti orali o dicumarolici (Warfarin- Coumadin
e Acenocumarolo- Sintrom) sono farmaci in grado di modificare la capacità di coagulare del sangue, riducendo il rischio della formazione di trombi in pazienti che, per la loro malattia, corrono questo rischio. Per saperne diu cliccare sul link anticoagulanti orali

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