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martedì 20 gennaio 2026

Può l' indice di fragilità del paziente con scompenso cardiaco costituire un elemento importante per la prognosi?

 

 

Nel registro prospettico nazionale giapponese JROADHF-NEXT sono stati analizzati 3.905 pazienti ricoverati per scompenso cardiaco (heart failure, HF) al fine di valutare quanto la Clinical Frailty Scale (CFS) rifletta in modo accurato la compromissione fisica e cognitiva e il suo valore prognostico a medio termine. I pazienti sono stati stratificati in sei categorie di fragilità (CFS 1–2, 3, 4, 5, 6 e 7–9). La capacità fisica è stata caratterizzata mediante velocità del cammino, test delle cinque alzate dalla sedia, Short Physical Performance Battery (SPPB), forza di presa e distanza al test del cammino in 6 minuti, mentre la funzione cognitiva è stata valutata con il Mini-Cog. Tutti gli indicatori di performance fisica e i punteggi cognitivi peggioravano in modo progressivo all’aumentare della CFS, confermando la capacità della scala di intercettare una vulnerabilità multidimensionale. Durante un follow-up di 2 anni, si sono verificati 725 decessi (18,6%), con un incremento graduale della mortalità al crescere della categoria di CFS. L’inclusione della CFS in un modello prognostico ha migliorato significativamente la capacità discriminativa rispetto a un modello basato esclusivamente su SPPB e Mini-Cog, indicando che la scala aggiunge informazione clinicamente rilevante oltre ai test di performance formali. Nel complesso, la CFS si è confermata un predittore indipendente di mortalità a 2 anni e uno strumento integrativo efficace per catturare contemporaneamente vulnerabilità fisica e cognitiva nei pazienti con HF. La sua semplicità operativa la rende particolarmente adatta come strumento di screening nella pratica clinica contemporanea dello scompenso.

 

 

 

 

 

martedì 13 gennaio 2026

Potrebbe la miocardite pediatrica essere il fattore innescante di una cardiomiopatia genetica sottostante?

  

Un nuovo studio del Pediatric Cardiomyopathy Registry fornisce prove convincenti che la genetica

 conta molto più di quanto pensassimo nei bambini che sviluppano 
cardiomiopatia dilatativa (DCM)  dopo una miocardite. Risultati principali 
• Il 34% dei bambini con DCM secondaria a miocardite
 presentava una rara variante predetta-dannosa. • 
- Il 12,5% presentava una variante patogena
 o probabilmente patogena. 
- Le varianti si concentravano principalmente nei geni sarcomerici,
 in particolare TTN, MYH7, PLN e TPM1. 
-  Non sono state identificate varianti desmosomiali
 in questa coorte pediatrica. 
- Il carico genetico era simile a quello dei bambini con DCM
 idiopatica e notevolmente più elevato rispetto ai controlli sani corrispondenti.
 Cosa significa questo? 
La miocardite potrebbe agire come il secondo colpo che smaschera
 un miocardio geneticamente vulnerabile, spostando la nostra comprensione 
della malattia da una condizione puramente acquisita a un'interazione gene-ambiente
Perché è importante?
 I risultati supportano la valutazione dei test genetici di routine nei bambini 
che presentano  miocardite e ridotta funzionalità del ventricolo sinistro: 
informano le guide di sorveglianza a lungo termine lo screening familiare aiuta
a valutare il rischio di recidiva apre le porte  alla medicina di 
precisione Un passo importante verso la comprensione del motivo 
per cui alcuni  bambini guariscono completamente mentre altri 
progrediscono verso una grave insufficienza
 cardiaca.
 

giovedì 29 giugno 2023

ADIPOSITA E SCOMPENSO CARDIACO? UN LAVORO SCIENTIFICO RECENTE CONFERMA LA FORTE ASSOCIAZIONE.

Una revisione della letteratura e metanalisi pubblicata sul Journal of the American Heart Association suggerisce l’esistenza di forti associazioni tra adiposità e scompenso cardiaco. L’associazione con l’adiposità sarebbe più forte per lo scompenso con frazione di eiezione conservata rispetto a quello con frazione di eiezione ridotta, e questo fatto indicherebbe la presenza di diversi meccanismi nell’eziopatogenesi dei sottotipi della malattia. “Abbiamo voluto quantificare le associazioni tra le misure della composizione corporea e il rischio di scompenso cardiaco e dei suoi sottotipi nella popolazione generale” afferma Ayodipupo Oguntade, della University of Oxford, Regno Unito, primo nome dello studio.

I ricercatori hanno esaminato i database Medline, Embase e Global Health per scegliere studi prospettici che riportassero la composizione corporea e il rischio di scompenso cardiaco.

Gli esperti hanno incluso nella loro revisione e metanalisi 35 studi. Il rischio relativo (RR) per indice di massa corporea superiore di 5 kg/m2 era pari a 1,42, per 10 cm di circonferenza vita in più a 1,28 e per 0,1 unità in più di rapporto vita-fianchi a 1,33. Le stime aggregate dei pochi studi che hanno riportato dati sul grasso regionale hanno suggerito un’associazione positiva significativa tra il rischio di scompenso cardiaco e grasso viscerale (RR, 1,08) e pericardico (RR, 1,08). Tra i sottotipi di scompenso cardiaco, le associazioni erano più forti per scompenso cardiaco con frazione di eiezione conservata rispetto allo scompenso cardiaco con frazione di eiezione ridotta. Nessuno studio ha valutato gli effetti della massa magra.

“Saranno necessari ulteriori studi per valutare il ruolo della massa grassa regionale e della massa magra nel rischio di insufficienza cardiaca” concludono gli autori.

Per approfondire cliccare sul link https://www.ahajournals.org/doi/10.1161/JAHA.122.029062

 


 

 

 

 

mercoledì 4 ottobre 2017

PARLIAMO DI FIBRILLAZIONE ATRIALE NELLE DONNE !

Le donne che soffrono di fibrillazione atriale sono più a rischio di ictus o infarto, scompenso cardiaco e morte rispetto agli uomini che soffrono dello stesso problema.


DOPO UN ALNALISI di 4 milioni di persone
Uno studio internazionale condotto dalle università di Oxford, Sydney, Toronto e Boston e pubblicato sul British Medical Journal, ha rivelato  che la fibrillazione atriale colpisce più il genere femminile ed è molto più pericolosa per le donne che per gli uomini. Per dimostrarlo hanno analizzato trenta studi, condotti su più di quattro milioni di persone, e hanno messo in relazione la presenza di questo problema con tutte le cause di mortalità:  cardiovascolare, ictus, infarti non mortali e scompenso cardiaco. Secondo i dati riscontrati, la fibrillazione atriale è associata a un rischio relativo di mortalità globale del 12 per cento in più nelle donne rispetto agli uomini. In particolare predispone in maniera importante a ictus, eventi cardiaci mortali e scompenso cardiaco.

Quando parliamo di fibrillazione atriale?
La fibrillazione atriale è un disturbo del ritmo cardiaco molto diffuso. In pratica gli atri (due delle quattro cavità cardiache) non si contraggono in sintonia con i ventricoli: il risultato è che nelle cavità atriali si formano coaguli di sangue che possono andare in circolo e occludere le arterie, provocando, appunto, ictus e altri incidenti cardiovascolari. Per questo la fibrillazione atriale è considerata un importante fattore di rischio per queste patologie e lo confermano i dati: nel 2015 ne hanno sofferto 33,5 milioni di persone sull’intera popolazione mondiale.
Perché le donne rischiano di più?
Non sono ancora chiare le ragioni che causano il maggior rischio per le donne, ma gli esperti invitano a non sottovalutare questa particolare condizione e a prestare maggiori risorse e attenzioni alla prevenzione e al trattamento della fibrillazione atriale rivolti alla popolazione femminile.


Cosa scrivono i giornali

 

lunedì 26 giugno 2017

INSUFFICIENZA DELLA VALVOLA MITRALE: Una patologia cardiaca con nuove conoscenze per la terapia


... si dice che il fiume non torna mai indietro...
Eppure nel caso dell' insufficienza della valvola mitralica questo può ritornare ...
Ed è proprio quel che si verifica nella circolazione cardiaca a livello della “mitrale”, la valvola che nella parte sinistra del cuore separa l’atrio dal ventricolo. In condizioni normali, il sistema valvolare grazie ai suoi lembi che si aprono e chiudono permette al sangue di passare dall’atrio al ventricolo, solo in un senso. Ma se la valvola subisce alterazioni, il sangue cambia rotta. E torna indietro. In quantità variabile (a seconda della gravità della malattia) e in direzione opposta al senso di marcia. Il guaio è ancor più serio per chi già è affetto da scompenso cardiaco (quando il miocardio fa fatica a pompare il sangue nei vari organi e tessuti). In Italia ne soffre quasi un milione di persone. E, dagli ultimi dati, l’80% dei pazienti ha problemi alla valvola mitralica. Per correggerli si ricorre sempre più spesso ai cosiddetti interventi percutanei mininvasivi, mirati alla sostituzione o alla “riparazione” della valvola, procedure che si effettuano in un laboratorio di Emodinamica. Inoltre la correzione chirurgica in minitoracotomia non è esclusa. Ovviamente i casi vanno valutati dal cardiologo per selezionare la terapia personalizzata ottimale. Un altra componente da prendere in considerazione è la sottostima della disfunzione funzionale della valvola mitrale e la disparità nelle prestazioni al livello nazionale. Quindi, si consiglia valutazione attenta del paziente, la concomitanza con un scompenso cardiaco o meno e la valutazione chirurgica per escludere i pazienti ad alto rischio chirurgico che possono usufruire dalla correzione meno invasiva come quella percutanea.

Un caro saluto a tutti

martedì 5 maggio 2015

IL PESO CORPOREO E LA DIETA NELLO SCOMPENSO CARDIACO


...continuando il capitolo alimentazione nello scompenso cardiaco cercherò di fare il punto sull` importanza del mantenimento del peso corporeo corretto e sulla dieta da impostare in un paziente scompensato...

Il peso corporeo normalmente esprime l’equilibrio fra la quantità! di calorie introdotte con l’alimentazione e quelle consumate con l’attività! fisica. Qualora si sia in sovrappeso o addirittura obesi è necessaria una dieta mirata per avvicinarsi, quanto più possible, al peso forma. Il peso in eccesso infatti, nello scompenso cardiaco, aumenta il lavoro del cuore oltre a rendere il fabbisogno di “pillole” maggiore rendendo così più problematica una vita normale. Tuttavia l’aumento del peso, specialmente se rapido, può anche essere causato dall’accumulo di liquidi nei tessuti corporei quando l’efficienza del cuore viene meno e rappresenta pertanto un importantissimo segno che il cuore sta attraversando una fase di difficoltà e deve essere aiutato per evitare il rischio di uno scompenso acuto e la necessità di ricovero ospedaliero. A tal fine è fondamentale la misurazione giornaliera del peso corporeo ( possibilmente la mattina, sempre alla stessa ora, a digiuno ) e la sua annotazione sull’apposito diario che ogni paziente deve conservare . Un progressivo aumento del peso di circa mezzo kg al dì per diversi giorni consecutivi deve essere considerato un importante campanello d’allarme e deve essere tempestivamente segnalato al vostro curante. La dieta deve essere personalizzata in funzione della presenza o meno di altre patologie quali ad esempio il diabete, le dislipidemie o l’insufficienza epatica e renale e deve tendere , ove necessario, a riportare il peso verso quello ideale. Nella dieta dello scompensato deve tuttavia essere rivolta particolare attenzione all' uso eccessivo di sale ed optare alla sua drastica riduzione che tende a peggiorare il quadro di compenso, elevare la pressione arteriosa, e a contrastare molti farmaci quali ad esempio i diuretici. E’ quindi buona norma ridurre il sale sia durante la cottura che a tavola (non tenere il sale a tavola), sostituire il sale con spezie o utilizzare sostituti del sale a ridotto contenuto di sodio ( tipo novosal ). E’! necessario ridurre anche i cibi ricchi di sale: insaccati, salmone affumicato, formaggi stagionati, formaggini, patè di fegato, latte in polvere, alimenti in scatola, dado da cucina. Evitate di fare pasti abbondanti che rappresentano per il cuore uno sforzo eccessivo, frazionateli, tenetevi leggeri la sera e non coricatevi subito dopo la cena. Preferite bere acqua oligominerale riducendo il suo apporto (se non altrimenti specificato ) a non più di 1,5 litri die anche in funzione della stagione. L’uso di alcolici deve essere limitato, se non altrimenti controindicato ( come ad esempio nelle forme di scompenso da alcool o in corso di insufficienza epatica ) ad un bicchiere di vino ai pasti; l’uso di superalcolici deve essere assolutamente evitato.

lunedì 4 maggio 2015

LO SCOMPENSO CARDIACO



alcune informazioni...

Lo scompenso cardiaco si determina quando il cuore perde la capacità di pompare sangue in tutto il corpo in maniera adeguata alle richieste dell’organismo. A provocare l’insorgenza della patologia sono generalmente un evento cardiovascolare come l’infarto o patologie cardiache pregresse che modificano la struttura del cuore. Anche diabete mellito, ipertensione non controllata, malattie infettive, possono essere coinvolte. 



Affanno, mancanza di fiato, con crescente riduzione della tolleranza alla fatica, edema, ritenzione di liquidi sono i sintomi più frequenti. La malattia ha carattere progressivo: i pazienti vanno di solito incontro a episodi acuti la cui gravità e frequenza aumentano nel corso del tempo con progressivo peggioramento fino alla morte. 



Si stima che il tasso di mortalità sia del 30% a un anno dalla diagnosi, 50% a 5 anni. Per prevenire il peggioramento della malattia o l’evoluzione verso lo scompenso di altre condizioni è fondamentale controllare i fattori di rischio, come fumo, diabete, pressione, colesterolo e glicemia, e adottare un adeguato stile di vita basato su dieta sana e attività fisica regolare. 


Quando si verificano i sintomi di scompenso cardiaco, una persona su quattro lascia passare una settimana o più prima di consultare un medico, oppure non chiede affatto assistenza medica.

Rilevanti le conseguenze sul servizio sanitario. «A soffrire di scompenso cardiaco in Italia sono circa 600.000 persone e si stima che la sua prevalenza nella popolazione cresca in maniera esponenziale con l’età: meno dell’1% sino a 60 anni, il 2% tra i 60 e i 70 anni, il 5% tra i 70 e gli 80, attestandosi a oltre il 10% dopo gli 80 anni – afferma Luca Baldino, Direttore Generale della AUSL di Piacenza – l’ospedalizzazione di questa tipologia di pazienti assorbe circa il 70% dei costi globalmente sostenuti per la malattia. I ricoveri per scompenso sono aumentati di circa il 50% negli ultimi dieci anni e attualmente il DRG 121 è il secondo per numero di ricoveri e il primo per numero di giorni di degenza. La riospedalizzazione è di circa il 20% a trenta giorni e del 50% a sei mesi. In termini economici, in Italia i costi per i soli ricoveri ospedalieri in acuzie ammontano a quasi 550 milioni di euro l’anno, pari al 2% del valore complessivo dei ricoveri e allo 0,5% della spesa sanitaria complessiva».

A dispetto del suo impatto clinico, sociale ed economico, lo scompenso cardiaco è una patologia ancora largamente sottovalutata, con conseguenze rilevanti sui pazienti, sulla loro qualità di vita, sulle famiglie e sulla spesa sanitaria. 
Comunque la migliore ricetta è MEGLIO PREVENIRE CHE CURARE...!

Per cui in caso di necessità rivolgersi sempre al cardiologo di fiducia oppure contattatemi.

Un caro saluto   






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