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sabato 7 aprile 2018

LO STRANO LEGAME TRA PARODONTITE E LA MALATTIA CORONARICA

Sicuramente tra gli amici del mio blog pochi o nessuno avrebbe mai pensato che la cura del cavo orale e importante per la prevenzione della malattia coronarica e le sue sequele (infarto, angina instabile, ischemia miocardica ecc). Ebbene, ricercatori americani e non solo, hanno scoperto che i pazienti con problemi di periodontite hanno due volte maggiore probabilità di sviluppare malattia coronarica. Inoltre questa probabilità sembra essere maggiore anche rispetto a quelli che hanno aumentati livelli di colesterolo.
Cerchiamo ora di capire il perchè di questo legame patologico. Bene, questo pare sia dovuto agli stessi batteri che creano la periodontite e attraverso le gengive infiammate possono essere propagati o diffusi attraverso il sangue anche in altre parti del corpo contribuendo allo sviluppo delle malattie cardiovascolari. L' infiammazione o il gonfiore è una risposta naturale del corpo all' infezione. E possibile che i batteri viaggino attraverso il corpo ed inneschino simili risposte le quali inducono alla formazione della placca ateromatosa. I batteri riscontrati nel cavo orale sono simili a quelli riscontrati nel tessuto adiposo che compone la placca ateromatosa. Questa restringe le arterie del cuore e può indurre la loro ostruzione  con conseguenza la comparsa di infarto miocardico, ictus e non solo.
Quindi, il trattamento efficace della periodontite è molto importante per la prevenzione delle malattie cardiovascolari. La visita dentistica accurata è basilare per una salute dentaria ma anche per la prevenzione delle malattie cardiovascolari.
Il messaggio di questo articolo è: se ci sono problemi di parodontite o infiammazione delle gengine, è utile eseguire una visita dentistica e una visita cardiologica onde evitare brutte sosrprese.
Un caro saluto a tutti voi.



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giovedì 14 settembre 2017

OBESITA ADDOMINALE? ASSOCIAZIONE CON LA SINDROME CARDIOMETABOLICA

Oggi ho deciso di scrivere due parole sempre in tema di prevenzione cardiovascolare. Lo spunto viene tratto ...da come si mangia !
Beh non è una novità che nel bel paese si mangia BENE ! ma cosa ? tanti carboidrati ! che sia pasta fresca o no cambia poco. Poi se sono cappelletti o passatelli della Romagna anche questo non cambia il risultato. Il rischio è di sviluppare obesità e la cosidetta sindrome metabolica. 


La sindrome metabolica è caratterizzata da una serie di fattori di rischio di origine metabolica tra loro correlati, che direttamente sono responsabili della promozione dello sviluppo del processo aterosclerotico (ASCVD). I pazienti con sindrome metabolica sono anche a elevato rischio di sviluppare diabete mellito tipo II. Da sottolineare inoltre che vi è un’altra serie di fattori di rischio che predispongono ai fattori di rischio metabolici: i fattori di rischio sottostanti. fattori di rischio metabolici principali sono l’ipertensione, l’elevato valore di glicemia e la dislipidemia (elevato valore di trigliceridi, di apolipoproteina B, elevato valore di LDL piccole, ridotto livello di colesterolo HDL). Tutte queste caratteristiche rendono l’individuo a rischio per manifestazioni trombotiche e infiammatorie. I principali fattori di rischio sottostanti sembrano essere l’obesità addominale, l’insulino resistenza, l’inattività fisica, l’invecchiamento, lo squilibrio ormonale. Diversi studi hanno evidenziato come il grasso viscerale sia maggiormente associato all’insulino resistenza rispetto a qualsiasi altra disposizione di tessuto adiposo. La crescita in modo molto preoccupante di obesità negli Stati Uniti è la causa dell’altrettanto preoccupante crescita in termini percentuali di soggetti con sindrome metabolica. E’ doveroso però sottolineare che alcuni soggetti sono affetti da sindrome metabolica con solamente un grado lieve di obesità distribuita su tutto il corpo. Queste persone sono spesso originarie del Sud Asia e hanno la caratteristica di essere intrinsecamente insulino resistenti, situazione che è poi enfatizzata da un’obesità addominale lieve. Di contro le persone con un insulino resistenza lieve possono sviluppare la sindrome metabolica se presentano una marcata obesità addominale. Tutto ciò non fa altro che sottolineare come la distribuzione corporea del tessuto adiposo, particolarmente l’eccesso a livello addominale, svolge un ruolo importante nell’eziologia della sindrome metabolica. Inoltre non va dimenticato come l’insulino resistenza e la sindrome metabolica sono associate ad altre condizioni come steatosi epatica, sindrome dell’ovaio policistico, calcoli di colesterolo, apnee notturne, lipodistrofia.
Ecco mi fermo qui anche perchè l' argomento è molto lungo e non voglio entrare in accademismi non comprensibili dal pubblico.

Un caro saluto a tutti 




Dr. A. Antonopulos

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