venerdì 24 aprile 2020

CORONA VIRUS E PROBLEMATICHE ANCHE PER NOI MEDICI



Oggi mi soffermerò in questa epidemia e di come ha cambiato la vita di noi medici e come le specializzazioni tante volte confondono in tempi come questi e come molte volte bisogna cambiare rotta. A volte seguire una curiosità, esplorare le nuove intersezioni e che comunque in questo frangente l ' essere multipotenziali diventa sempre più importante. 
A volte non serve essere sempre ultraspecialisti perchè per es. in un emergenza come questa è utile affrontare la sfida a testa alta per dare soluzioni e non creare più problemi di quelli che già ci sono. 
Ebbene, molte delle nostre abitudini medico-scientifiche sono cambiate si viene ad affrontare pazienti diversi, con problematiche cliniche diverse o magari anche simili ad alcune già che si conoscevano ma in un contesto diverso. Sai che sotto ed in maniera subdola, potenzialmente circola un VIRUS, un nemico pericoloso che lo puoi diffondere senza volerlo oltre che essere contagiato. E poi c'è la paura..! Cosa mai viste prima di adesso. Poi ci sono pazienti che non sappiamo con precisione che sono positivi (perchè il tampone è negativo ) invece portano la malattia...e la cura? Come possiamo fare con questi contesti? 
Bene per arrivare al punto: quattro giorni fa ho partecipato in una video-conferenza con colleghi dagli Stati Uniti riguardo questa epidemia. Abbiamo messo in evidenza che non serve solo curare quelli che sono portatori del VIRUS COVID-19 ma anche quelli che non hanno documentato mediante il tampone di essere positivi. Vi allego la presentazione in parte tradotta anche in italiano. 
Se volete prendere visione cliccate qui per vederla

venerdì 20 marzo 2020

PRECISAZIONI RIGUARDO I FARMACI IPOTENSIVI E COVID-19


PRESTARE ATTENZIONE A NON SOSPENDERE FARMACI IPOTENSIVI COME ramipril, enalapril, fosinopril, perindropril e altri della stessa categoria e SARTANI come ibersartan, valsartan, candesartan ecc

Di recente è stata diffusa la notizia tra i media dell' eventuale interferenza tra i farmaci ipotensivi della categoria degli ACE-Inibitori e dei sartani con la velocità di diffusione dell' infezione dal coronavirus. 
Tengo però a specificare che tale ipotesi formulata da due ricercatori si basa esclusivamente su dati di laboratorio, ricerche condotte sulle cellule o sui topi - e quindi non è assolutamente detto che i risultati di tali ricerche siano validi anche nell’uomo - che suggeriscono esclusivamente che alcuni farmaci appartenenti a queste categorie di antiipertensivi possano aumentare l’espressione di ACE 2, che ha anche, tra le altre cose, la funzione di recettore per SARS-CoV-2. Gli studi non vanno oltre questo.

Infatti, uno dei ricercatori , il prof. Ferri ha tenuto a specificare che “Non sappiamo se ciò accade anche nei pazienti quando assumono il farmaco, né tantomeno cosa può succedere in caso di infezione da coronavirus”. “Nel corso dell’epidemia di SARS, ricorda il professore, si credeva addirittura, sulla base degli stessi esperimenti in laboratorio, che questi farmaci potessero far bene e contribuire ad un’attenuazione dell’andamento della malattia”. Due ipotesi opposte quindi, formulate a partire dagli stessi studi.

Diventa quindi evidente che si tratta di IPOTESI SCIENTIFICHE e quindi bisogna stare attenti i pazienti che assumono tali farmaci di NON SOSPENDERE questa terapia perchè i pareri espressi riguardano reperti soltanto sperimentali e non da studi nell' uomo (in vivo). 
In questa direzione, l' AIFA  intende precisare che sino ad oggi non esistono in merito evidenze scientifiche derivate da studi clinici o epidemiologici, ma solo ipotesi molecolari verificate con studi in vitro. "Pertanto, in base alle conoscenze attuali, si ritiene opportuno raccomandare di non modificare la terapia in atto con anti-ipertensivi (qualunque sia la classe terapeutica) nei pazienti ipertesi ben controllati, in quanto esporre pazienti fragili a potenziali nuovi effetti collaterali o a un aumento di rischio di eventi avversi cardiovascolari non appare giustificato".
Suddetta posizione ha assunto anche la Società Europea di Cardiologia (ESC) che specifica l' assenza di evidenze in merito da pazienti in vivo. 








giovedì 6 febbraio 2020

EVENTO: MUSICA CUORE E CERVELLO

Un bellissimo incontro del LIONS CLUB FVF, che per l' occasione aveva ospitato anche il ROTARY CLUB di Faenza (RA), per festeggiare i 2 anni di prevenzione contro l' ictus cardioembolico.
Abbiamo dato un titolo simile perchè abbiamo voluto sottolineare il ruolo della musica nella prevenzione ed armonizzazione dei due organi : del cuore e del cervello !

Da tempo è noto che la musica gioca un ruolo importante nel ridurre gli eventi che hanno un origine cerebrale ma anche cardiaca come l' ictus, gli infarti, le aritmie come la fibrillazione atriale ed anche alcune aritmie maligne che possono indurre la morte cardiaca improvvisa. 

Vi allego qui sotto il link della mia presentazione durante l' evento prima di iniziare la serata con musica tarda barocca col ensemble Syrah

Il programma musicale conteneva, vedi link
Il reportage fotografico segue...

Grazie a tutti i soci e i soci Rotaries che hanno partecipato














sabato 25 gennaio 2020

IPERTENSIONE ARTERIOSA IN GRAVIDANZA. LA PREVENZIONE EVITA BRUTTE SOSPRESE.



L’ipertensione arteriosa in gravidanza rappresenta un rilevante problema di salute pubblica per donne e neonati, sia per la frequenza (interessa circa il 10% delle donne gravide) sia per la gravità, in quanto – se non correttamente diagnosticata e trattata – può determinare gravi conseguenze per la donna (es. ictus, mortalità materna e aumento del rischio cardiovascolare) e per il neonato (es. basso peso alla nascita, necessità di cure intensive neonatali).
«Di questa patologia si parla relativamente poco spesso affrontando solo la punta dell’iceberg, ovvero la preeclampsia, già nota come gestosi, che complica circa il 5% delle gravidanze». Per massimizzare l’efficacia delle strategie preventive, invece, bisogna prendere in considerazione sia l’ipertensione cronica (diagnosticata prima della gravidanza o entro la 20a settimana di gestazione), sia quella gravidanza-correlata che include ipertensione gestazionale e preeclampsia, condizione a volte fatale. 
Infatti, il Primo Rapporto sulla sorveglianza della mortalità materna documenta che i disordini ipertensivi della gravidanza sono al secondo posto tra le cause dirette di morte materna nel periodo 2006-2012 e al terzo posto nel periodo 2013-2017.



«Caratteristiche e storia naturale dell’ipertensione in gravidanza dimostrano che questa condizione, spesso sottovalutata e la cui gestione va oltre il periodo della gravidanza, viene trattata esclusivamente dal team ginecologico. Al contrario, le cure primarie devono giocare un ruolo chiave nella prevenzione, nel trattamento di prima linea e nel monitoraggio in gravidanza e dopo il parto». I medici di famiglia devono saper gestire adeguatamente questa condizione, ove opportuno indirizzare la donna verso l’assistenza specialistica e monitorarla nel post partum, perché i disturbi ipertensivi in gravidanza aumentano sia il rischio di ipertensione in gravidanze successive, sia quello di patologie cardiovascolari a lungo termine.
«Le linee guida NICE (ora anche in Italiano) enfatizzano la necessità di un’adeguata e completa informazione alla donna, con la quale vanno condivise sia le opzioni terapeutiche dell’ipertensione in gravidanza e nel post partum (anche per non compromettere l’allattamento al seno), sia le adeguate strategie di prevenzione per ridurre il rischio di morbilità cardiovascolare a lungo termine».

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Progetto: Prevenzione dell` ICTUS CEREBRALE in collaborazione col LIONS Club FVF

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