Nel registro prospettico nazionale giapponese JROADHF-NEXT sono stati analizzati 3.905 pazienti ricoverati per scompenso cardiaco (heart failure, HF) al fine di valutare quanto la Clinical Frailty Scale (CFS) rifletta in modo accurato la compromissione fisica e cognitiva e il suo valore prognostico a medio termine. I pazienti sono stati stratificati in sei categorie di fragilità (CFS 1–2, 3, 4, 5, 6 e 7–9). La capacità fisica è stata caratterizzata mediante velocità del cammino, test delle cinque alzate dalla sedia, Short Physical Performance Battery (SPPB), forza di presa e distanza al test del cammino in 6 minuti, mentre la funzione cognitiva è stata valutata con il Mini-Cog. Tutti gli indicatori di performance fisica e i punteggi cognitivi peggioravano in modo progressivo all’aumentare della CFS, confermando la capacità della scala di intercettare una vulnerabilità multidimensionale. Durante un follow-up di 2 anni, si sono verificati 725 decessi (18,6%), con un incremento graduale della mortalità al crescere della categoria di CFS. L’inclusione della CFS in un modello prognostico ha migliorato significativamente la capacità discriminativa rispetto a un modello basato esclusivamente su SPPB e Mini-Cog, indicando che la scala aggiunge informazione clinicamente rilevante oltre ai test di performance formali. Nel complesso, la CFS si è confermata un predittore indipendente di mortalità a 2 anni e uno strumento integrativo efficace per catturare contemporaneamente vulnerabilità fisica e cognitiva nei pazienti con HF. La sua semplicità operativa la rende particolarmente adatta come strumento di screening nella pratica clinica contemporanea dello scompenso.




