martedì 18 luglio 2017

ALCUNI CONSIGLI PER I PORTATORI DI ICD (DEFIBRILLATORI IMPIANTABILI)



Vivere con un defibrillatore cardioverter impiantabile (ICD)


La maggior parte delle persone riprende le normali attività quotidiane dopo essere stata sottoposta all'impianto di un defibrillatore e svolge le stesse attività che svolgeva prima dell'impianto.


Lo stile di vita cambia con il defibrillatore:

  • La protezione offerta dal dispositivo aiuta a recuperare fiducia e libertà.

Possono essere indicate certe limitazioni (evitare certe situazioni) in genere determinate dal proprio stato di salute generale, dal proprio medico e/o dalle leggi del paese (per esempio, molte persone, quando si manifesta un ritmo cardiaco rapido, possono perdere i sensi. Ciò può essere pericoloso quando si guida l'auto, la barca, o un altro tipo di veicolo, si nuota da soli, o si sta salendo su una scala).

Il cambiamento dello stile di vita quale l'alimentazione, il movimento e l'evitare lo stress -- sebbene siano estremamente importanti in tutte le fasi della vita per il controllo di coronaropatie -- non modificheranno né elimineranno il disturbo del ritmo cardiaco alla base (VT o VF), per cui sono prescritti i defibrillatori impiantabili.

Ricevere la terapia di defibrillazione
Quando l'ICD eroga la terapia, fa esattamente quello per cui è stato progettato -- protegge le persone dall' arresto cardiaco improvviso.

Dopo l'impianto, è normale per le persone aver bisogno di tempo per abituarsi a vivere con un ICD e accettare il fatto che riceveranno la terapia in caso di necessità. I portatori di ICD riferiscono che durante questo adattamento è particolarmente utile :

  • Comprendere la terapia del dispositivo e rimanere informati.
  • Avere un piano di azione nel caso in cui il dispositivo eroghi la terapia :
    • Tenere con sé una scheda di identificazione del defibrillatore in un posto di facile accesso, come nel portafoglio - consultare il proprio medico o la casa produttrice del dispositivo per ulteriori informazioni.
    • Portare con sé un elenco dei farmaci e dei dosaggi.
    • Tenere i numeri di telefono di emergenza in un posto di facile accesso.
    • Sapere cosa fare quando il defibrillatore eroga una scossa.
    • Informare i collaboratori più stretti, i compagni di viaggio ecc. della presenza del defibrillatore.
    • Quando si viaggia in aereo, informare il personale di sicurezza della compagnia aerea della presenza del defibrillatore.
    • Incoraggiare i membri della propria famiglia a seguire un corso di rianimazione cardiopolmonare.

Lavorare a stretto contatto con il proprio specialista, al fine di stabilire il

  • protocollo ed il follow-up.
  • Coinvolgere tutte le reti di supporto (famiglia, amici, gruppo di sostegno, consulenti, ecc.).
Praticare le strategie di prevenzione, quali rilassamento ed esercizio fisico regolare

lunedì 26 giugno 2017

INSUFFICIENZA DELLA VALVOLA MITRALE: Una patologia cardiaca con nuove conoscenze per la terapia


... si dice che il fiume non torna mai indietro...
Eppure nel caso dell' insufficienza della valvola mitralica questo può ritornare ...
Ed è proprio quel che si verifica nella circolazione cardiaca a livello della “mitrale”, la valvola che nella parte sinistra del cuore separa l’atrio dal ventricolo. In condizioni normali, il sistema valvolare grazie ai suoi lembi che si aprono e chiudono permette al sangue di passare dall’atrio al ventricolo, solo in un senso. Ma se la valvola subisce alterazioni, il sangue cambia rotta. E torna indietro. In quantità variabile (a seconda della gravità della malattia) e in direzione opposta al senso di marcia. Il guaio è ancor più serio per chi già è affetto da scompenso cardiaco (quando il miocardio fa fatica a pompare il sangue nei vari organi e tessuti). In Italia ne soffre quasi un milione di persone. E, dagli ultimi dati, l’80% dei pazienti ha problemi alla valvola mitralica. Per correggerli si ricorre sempre più spesso ai cosiddetti interventi percutanei mininvasivi, mirati alla sostituzione o alla “riparazione” della valvola, procedure che si effettuano in un laboratorio di Emodinamica. Inoltre la correzione chirurgica in minitoracotomia non è esclusa. Ovviamente i casi vanno valutati dal cardiologo per selezionare la terapia personalizzata ottimale. Un altra componente da prendere in considerazione è la sottostima della disfunzione funzionale della valvola mitrale e la disparità nelle prestazioni al livello nazionale. Quindi, si consiglia valutazione attenta del paziente, la concomitanza con un scompenso cardiaco o meno e la valutazione chirurgica per escludere i pazienti ad alto rischio chirurgico che possono usufruire dalla correzione meno invasiva come quella percutanea.

Un caro saluto a tutti

martedì 18 aprile 2017

SOSTITUZIONE DELLA VALVOLA AORTICA PER VIA PERCUTANEA.

UNA SCELTA AFFIDABILE IN PAZIENTI BEN SELEZIONATI CON STENOSI VALVOLARE AORTICA.



Come molti di voi avranno sentito la stenosi valvolare aortica costituisce oggi la patologia valvolare di più comune riscontro in Italia e nel resto dei paesi industrializzati. Questo fondamentalmente è dovuto ad un significativo incremento della durata media di vita della popolazione ed al marcato declino della prevalenza del reumatismo articolare acuto. Si manifesta principalmente come stenosi aortica calcifica in adulti di età avanzata (2-7% della popolazione >65 anni). Nella stenosi aortica degenerativo-calcifica, la variante al giorno d’oggi di più frequente riscontro, la comparsa dei sintomi avviene in genere dopo la sesta-settima decade di vita e coincide solitamente con la riduzione dell’area valvolare aortica al di sotto di 0.8-1.0 cm² e con il venir meno dei meccanismi di compenso.
La comparsa dei sintomi costituisce uno punto cruciale nella storia naturale della malattia, provocando un repentino e drammatico peggioramento della prognosi; è noto infatti che in assenza di intervento chirurgico, l’aspettativa media di vita è di circa 2-3 anni dopo l’insorgenza di angina pectoris o sincope e di 1-2 anni dopo un episodio di di scompenso cardiaco congestizio.

La Euro Heart Survey (un registro europeo) ha evidenziato che circa un terzo dei pazienti con valvulopatia di interesse chirurgico non viene operato o perché non inviato alla chirurgia o perché rifiutato dal cardiochirurgo in ragione dell’età avanzata, ma in modo particolare per la presenza di comorbidità.

L’impianto percutaneo della valvola aortica (TAVI) può essere considerato come un’alternativa all’intervento di sostituzione valvolare chirurgico tradizionale in caso di controindicazione e/o alto rischio chirurgico se tale approccio è di pari efficacia clinica e presenta un rischio più basso.

Il rischio chirurgico viene valutato tramite algoritmi particolari (come il EUROscore , STS score, ecc) che valutano il rischio di morte predittivo per i pazienti che devono essere sottoposti a cardiochirurgia.
Attualmente pazienti con un Euro SCORE superiore a 15 sono considerati pazienti ad alto rischio e pertanto potrebbero essere candidati all’impianto percutaneo. In questa categoria di pazienti l’impianto di valvola aortica transcatetere (Transcatheter Aortic Valve Implantation, TAVI) costituisce una strategia molto promettente i cui primi risultati sembrano essere molto incoraggianti, se si tiene conto del bias derivante dal trattamento di pazienti estremamente complessi.

Diversi studi hanno valutato l’efficacia e la fattibilità di tale procedura mediante l’utilizzo delle due protesi valvolari attualmente disponibili sul mercato (la Medtronic-CoreValve autoespandibile e la valvola Edwards-SAPIEN), nonché i diversi tipi di approccio utilizzabili (transfemorale, transascellare, transapicale e transaortico).

Fino ad oggi si registrano dei risultati molto buoni, ed in concomitanza con  i nuovi studi incoraggianti che supportano tale approccio, forse in un futuro non molto lontano sempre un maggior numero di pazienti con questa patologia verrà trattato con questo intervento che avviene totalmente per via percutanea.

domenica 29 gennaio 2017

International Congress of Critical Care Medicine 2016

Alcuni punti tratti dalla mia presentazione al Congresso Internazionale della Medicina di Terapia Intensiva e Rianimazione

martedì 27 settembre 2016

cosa sai dell` AMILOIDOSI CARDIACA? Stai con me che ti spiego...



L’amiloidosi cardiaca è un disturbo causato dai depositi di una proteina anomala (amiloide) nel tessuto cardiaco, che rendono difficile per il cuore lavorare correttamente.
CAUSE: L’amiloidosi si riferisce ad una famiglia di malattie in cui vi è una formazione di grumi di proteine chiamate amiloidi nei tessuti e organi. Queste proteine lentamente sostituiscono il tessuto normale, portando al fallimento degli organi coinvolti. Ci sono molte forme di amiloidosi.
L’amiloidosi cardiaca si verifica di solito durante l’amiloidosi primaria (tipo di amiloidosi AL), spesso vista in persone affette da mieloma multiplo. L’amiloidosi cardiaca ( o “sindrome del cuore duro”) si verifica quando i depositi di amiloide prendono il posto del muscolo cardiaco normale. E’ il tipo più tipico di cardiomiopatia restrittiva. L’amiloidosi cardiaca può influenzare il modo in segnali elettrici passano attraverso il cuore (sistema di conduzione). Questo può portare ad aritmie e disturbi della conduzione (blocco cardiaco).
Tra i SINTOMI quelli più frequenti sono : facile affaticamento, affanno, polso irregolare, edemi negli arti inferiori, problemi di respirazione anche quando si sta sdraiati, aritmie.
L` AMILOIDOSI E UNA MALATTIA CARDIACA CHE SI RISCONTRA IN MANIERA SEMPRE PIU FREQUENTE. GLI ULTIMI ANNI. LA DIAGNOSI PRECOCE PORTA AD UNA TERAPIA APPROPRIATA CHE RALLENTA LA SUA EVOLUZIONE.
Nel mio ospedale abbiamo la possibilita di diagnosticare con una alta accuratezza,  usando tecniche radioisotopiche, qs malattia ed offrire un monitoraggio adeguato nel tempo ai pazienti che hanno bisogno. 
Vi allego una foto del cuore di un paziente che ho avuto la fortuna di individuare precocemente qs tipo di malattia e prendere misure adeguate.
Un caro saluto a tutti !

sabato 3 settembre 2016

APNEE NOTTURNE E ALCUNE NOVITA RECENTI....

CHE COS’È L'APNEA NEL SONNO?

L'apnea nel sonno è l'interruzione dell'attività respiratoria regolare di una persona quando dorme. Quando il fenomeno è frequente si sviluppa una sindrome detta SINDROME DELLE APNEE NEL SONNO che è una patologia caratterizzata da un insieme di sintomi e disturbi che sono provocati dalle ricorrenti interruzioni della respirazione durante il sonno. I disturbi provocati dalle apnee possono verificarsi durante il sonno (il soggetto si sveglia o comunque dorme male), al risveglio o durante il giorno (cefalea, sensazione di non aver riposato bene, sonnolenza diurna involontaria), e a lungo termine (sviluppo di ipertensione arteriosa, malattie cardiovascolari e cerebrovascolari, insufficienza respiratoria, disturbi metabolici, aumentata frequenza incidenti sul lavoro o della strada).

La suddetta sindrome inoltre si accompagna spesso con vari sintomi cardiovascolari e della funzione dei fattori della coagulazione  come:

Attivazione Orto-Simpatica (del Sistema Nervoso Simpatico)
Vascocostrizione
Tachicardia
Aumento catecolamine circolanti
Disfunzione Endoteliale
Aumentati livelli di Endotelina possono contribuire a sostenere la vasocostrizione periferica
Stress Ossidativo Vascolare
Produzione di radicali liberi per danno da ipossia-reossigenazione
Infiammazione
Aumento PCR
Aumentata attività protrombotica
Fattore VIIc, Fibrinogeno, attività piastrinica, viscosità ematica

La terapia principale in questi casi e l` applicazione di una maschera che copre naso e bocca durante le ore notturne che si chiama CPAP. In questo modo si evitano le frequenti desaturazioni dell` ossigeno nel sangue (diminuita concentrazione dell` O2 che aggrava la sonnolenza evitando anche le apnee). La domanda posta dai ricercatori nel passato era se questo trattamento potesse avere risultati favorevoli anche a carico dei sintomi cardiovascolari. 
Da un recente studio presentato all` ultimo congresso della Societa Europea di Cardiologia a Roma alcuni giorni fa (Agosto 2016) (clicca per approfondire) il suddetto intervento non riduce in alcun modo la sintomatologia cardiovascolare per cui i pazienti con apnee notturne vanno sempre seguiti dal loro cardiologo di fiducia per la prevenzione e/o la cura dei sintomi e le comorbidita cardiovascolari.

lunedì 1 agosto 2016

Perche la glicemia deve essere sempre controllata?




Oggi vi presentero i risultati di uno studio eseguito a Oxford in cui si mette in evidenza l` importanza dei livelli di glucosio nel sangue. Sino a ns gg il #Diabete Mellito viene considerato il killer silente dato che si associa a moltissime patologie #cardiovascolari dall` infarto miocardico fino all` ictus cerebrale e l` arteriopatia obliterante periferica. Per cui l` obiettivo era di controllare i livelli di glucosio nei pz diabetici e contestualmente ridurre la comparsa di complicanze. Ma è proprio cosi o bisogna riconsiderare le cose in base alle nuove scoperte?


Bene, non tutto è come appare...Da uno studio pubblicato 2 gg fa sul JAMA (la rivista americana ad alto impatto scientifico) risulta che l’ oscillazione dei valori di glucosio, dentro i valori normali ed ovviamente sotto quelli considerati patologici , si associano con la comparsa di patologie cardiovascolari importanti come l’ ictus emorragico, ictus ischemico ecc...E come se non bastasse i ricercatori precisano che l’ incremento della glicemia di 18mg sopra i 79mg (che si considera un valore normale) si associa con un aumento di 10 volte  del rischio di complicanze cardiovascolari.
Un altra domanda interessante potrebbe essere questa. E meglio misurare la #glicemia a digiuno oppure anche qlla post prandiale è importante ai fini non solo diagnostici ma anche prognostici?
La risposta è contenuta in qs articolo: è importante anche qlla postprandiale perchè mentre qlla a digiuno può essere normale qlla post carico puo risultare elevata per cui l’ individuo viene considerato a più alto rischio e deve essere valutato più attentamente indagando ancora più a fondo.  
E utile a questo punto anche prevenire il diabete misurando ogni tanto anche la glicemia post carico se quella a digiuno è normale...
Un caro saluto a tutti voi !


post interessanti

Progetto: Prevenzione dell` ICTUS CEREBRALE in collaborazione col LIONS Club FVF

    L` obiettivo la Prevenzione La Fibrillazione Atriale è un importante fattore di rischio e comporta un aumento del rischio di ICTUS d...